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Dai braccialetti intelligenti all’allenatore dello stile di vita, dagli sconti sullo sport ai rimborsi sul premio per chi vuole stare bene e lo dimostra.

Pubblico questo articolo scritto da ANTONELLA ALBERICI ufficio stampa di Agemony per dimostrare quanto l’attenzione allo stile di vita venga sempre più riconosciuta come un fattore fondamentale per mantenere uno stato di benessere al punto che anche le compagnie assicurative ne riconoscono la importanza.

Le nuove polizze 4.0 sono già una realtà e non rimborsano soltanto le spese mediche ma, soprattutto, quelle per mantenersi in buona salute. Una vera e propria rivoluzione, quella introdotta da numerose compagnie assicurative, che ridefinisce completamente il ruolo dell’assicurato responsabilizzandolo sulle scelte di ogni giorno che riguardano la sua salute e garantendo un rimborso per contratto se si impegna concretamente a stare bene e ad abbandonare eventuali abitudini a rischio: attività sedentaria e disordini alimentari in primis

 

 Allenamento e prevenzione

I premi delle varie assicurazioni che hanno introdotto queste nuove polizze coprono generalmente i check-up, le vaccinazioni, le attività sportive e quelle ricreative che possono migliorare la salute dell’assicurato e ridurre il rischio di malattie da stress. Includono anche le spese per “l’allenatore dello stile di vita”, come ad esempio la figura del personal trainer. C’è chi ha previsto un “conto salute” individuale sul quale far confluire una parte del premio non utilizzato nell’anno per il rimborso delle spese dell’assicurato, con lo scopo di finanziare un’indennità alla quale ricorrere in caso di malattie gravi e in condizioni di non autosufficienza. L’obiettivo, per le compagnie assicurative, è sostenere tutte le attività che quotidianamente aiutano la prevenzione delle malattie più tipiche della nostra società, come ad esempio quelle che interessano il sistema cardiovascolare, il diabete, le malattie oncologiche, riducendo così il ricorso a medicinali e trattamenti clinici onerosi anche per il Sistema Sanitario Nazionale e contribuendo a migliorare lo stile di vita degli italiani, popolazione tra le più longeve del mondo ma purtroppo ancora fra quelle più sedentarie.

 

Mens sana in corpore sano

Più che una polizza sulle malattie, oggi si sceglie un percorso di salute nel quale tutto il nucleo familiare è guidato da un pool di specialisti che disegnano e pianificano controlli personalizzati e piani nutrizionali su misura per adulti e bambini, organizzano attività sportive adeguate e forniscono consigli per un riposo di qualità, oltre ad attività ricreative in linea con i propri interessi e per il mantenimento del benessere psicologico. La copertura si estende, quindi, alla gestione complessiva dello stato di salute dell’assicurato. In alcuni casi include ad esempio anche l’acquisto di attrezzature sportive come tapis roulant e cyclette, abbonamenti a palestre, consumo di cibi biologici, utilizzo di alcuni integratori alimentari. Tra le spese coperte anche le attività che favoriscono il benessere mentale come spettacoli teatrali, concerti e viaggi brevi.

 

Le nuove tecnologie al servizio della salute

La crisi del Welfare State ha spinto poi le assicurazioni dell’era 4.0 ad introdurre l’utilizzo dei cosiddetti bracciali intelligenti (wearable device, smartwatch collegati con smartphone o tablet) che forniscono prove e dati in tempo reale dell’attività fisica, dello stato di salute e degli stili di vita dei propri assicurati. Attraverso questa tecnologia gli assicuratori riescono a delineare il livello di rischiosità dei vari clienti, a personalizzare i contratti e a premiare quelli che scelgono una vita sana applicando importanti sconti sulle polizze. A proteggere la nostra salute ci pensano, quindi, anche le nuove tecnologie associate a strumenti assicurativi innovativi. La rivoluzione è appena iniziata e si sta evolvendo a ritmi velocissimi: la promessa è quella di cambiare per sempre, in meglio, la nostra aspettativa di vita ma soprattutto la sua qualità.

OSTEOPATIA, UN AIUTO ALLE DONNE NELLE DIVERSE FASI DELLA VITA

Bellissimo articolo scritto da un Osteopata… quanto si può fare con le terapie complementari!!

Un luogo comune sostiene che tutti gli esseri umani siano simili: se con ciò si intende la costante presenza di una testa, di un tronco e 4 arti, l’affermazione non è sbagliata. Appare comunque più corretto dire che si possono distinguere due diversi tipi di essere umani, i maschi e le femmine, in cui sono individuabili precise differenze. Molti sono gli studi in merito alle differenze di genere; sembra che sin dai primissimi mesi di vita si abbia già le idee chiare sulla differenza tra i sessi, sia dal punto di vista sociale che da quello fisico; tali differenze non vanno ricercate quindi nell’abbigliamento poiché oggi giorno, soprattutto in occidente, è facile trovare donne che indossano sia i pantaloni che le gonne ricoprendo contemporaneamente ruoli differenti (madri, lavoratrici, cittadine, etc).  Nel caleidoscopico ruolo che ricopre la donna ai giorni nostri è quindi immaginabile come nel corpo possano nascere degli squilibri che possono riguardare tanto l’intero organismo quanto i singoli sistemi.  Nel nostro bel paese, anche se le donne vivono più a lungo rispetto agli uomini, si ammalano di più e, ancora troppo spesso, la loro domanda di salute non trova adeguata risposta né supporto nel sistema sanitario nazionale.  L’osteopatia, negli ultimi anni è diventato uno strumento utile a migliorare la qualità di vita delle pazienti durante tutte le fasi della vita, poiché riequilibra le funzioni vitali attraverso lo stimolo neurovegetativo del tocco trovando, con le manipolazioni dolci, ampie indicazioni per tutte le fasce di età.  Durante l’arco della vita di una donna, uno degli apparati che subisce continue sollecitazioni è l’apparato uro-genitale: complesso degli organi con funzioni di riproduzione, eliminazione di tossine attraverso l’urina e con funzioni endocrine. L’apparato è connesso allo scheletro tramite legamenti, muscoli e tessuto connettivo; in condizioni meccaniche funzionali, quindi, la struttura è strettamente collegata alla funzione e viceversa. In questo sistema, arricchito dalla presenza di terminazioni nervose in zona lombare e pelvica, responsabili della contrazione e del rilassamento dei muscoli, del corretto funzionamento del drenaggio linfatico e della vascolarizzazione del sangue, disfunzioni dell’osso sacro, del coccige, del bacino e della colonna lombare possono incidere sulla funzione degli organi e viceversa. Le stesse disfunzioni, se non vere e proprie patologie, possono essere causate ad esempio da cicatrici e dalle aderenze chirurgiche (anche esiti di appendicectomia o di precedente parto cesareo) o da esiti di infiammazioni locali e tensioni del pavimento pelvico (fasciali). L’apparato genitale inoltre va incontro a problematiche, anche in assenza di trauma, ancora più comuni come i dolori mestruali, di cui in Italia soffre circa il 60-90% delle donne in età fertile. Qualsiasi problema al sistema genito-urinario e agli apparati limitrofi come quello digestivo, può alterare la mobilità dell’area e causare modificazioni del tessuto, ostacolando l’adeguato apporto di sangue e la giusta informazione neurovegetativa. Un corretto funzionamento del diaframma toracico e pelvico riduce, di contro, il rischio di congestioni tissutali migliorando l’ossigenazione dei vari apparati e riducendo il rischio di incorrere in disfunzioni. Nell’ottica di un approccio di cura multidisciplinare che integri e migliori l’inquadramento diagnostico e l’iter terapeutico a vantaggio del paziente e in cui ciascun professionista contribuisca nella propria misura e secondo le proprie competenze, l’interazione tra osteopatia, ginecologia e ostetricia diventa un connubio importante, in grado di portare miglioramenti nella salute, aumentando la qualità della vita durante le fasi più importanti della vita di una donna. L’osteopatia, nel suo approccio complementare e naturale, stimolando l’organismo all’autoregolazione, ha lo scopo di ridurre e, quando possibile, eliminare l’uso di analgesici e antinfiammatori che la donna rischia di assumere per tutta la vita, prevenire eventuali interventi chirurgici ponendo enfasi sull’integrità strutturale e funzionale del corpo.

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Il trattamento osteopatico se ripetuto nel tempo aiuta a fortificare l’organismo, evitando l’instaurarsi di quel circolo vizioso per cui la cura farmacologica è portata a subire ricadute poiché il farmaco lo ha reso più debole e dunque tende ad ammalarsi di più. Il trattamento osteopatico in ambito ginecologico, nello specifico, risulta una valida terapia di supporto alla medicina tradizionale e trova principali indicazioni nella cura ad esempio della sindrome premestruale e intermestruale (dismenorrea), nelle anomalie e nei disturbi vescicali, nel prolasso, in gravidanza e post parto (che approfondiremo in seguito), nel caso di ovaio policistico, endometriosi, aderenze pelviche, etc. L’osteopata quindi interviene per il recupero della mobilità della struttura, per diminuire le tensioni fasciali, cicatriziali, viscerali e per ridare armonia all’intero sistema, restituendo plasticità ed elasticità durante periodi in cui l’organismo della donna subisce forti stress.

 

 

IL “JUNK FOOD” PUO’ COMPROMETTERE LA FUNZIONALITA’ TESTICOLARE

Sembra che il cibo spazzatura sia associato a inferiore conta degli spermatozoi, così come a compromissione della funzionalità testicolare. A rivelarlo è uno studio non ancora pubblicato, ma presentato in occasione dell’European Society for Human Reproduction and Embryology (Vienna 23-26 giugno). “Il numero di spermatozoi è diminuito nei paesi occidentali negli ultimi decenni e determinarne cause e fattori di rischio è fondamentale” afferma Feiby Nassan, dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health, negli Stati Uniti, che sottolinea come questo fenomeno coincida con un peggioramento della qualità dell’alimentazione. La riproduttività maschile diminuisce di anno in anno: si stima che negli ultimi 50 anni il numero e la concentrazione degli spermatozoi siano diminuite del 40%. I ricercatori hanno valutato dieta, qualità degli spermatozoi, ormoni riproduttivi e stile di vita di 2.935 giovani danesi in buona salute, attraverso dati raccolti tra il 2008 e il 2017 durante la visita medica per l’idoneità al servizio militare. I partecipanti sono stati divisi in 4 gruppi in base alle abitudini alimentari: occidentale (soprattutto junk food e snacks), prudente (pesce, pollo e prodotti freschi), scandinavo (carni lavorate, cereali integrali, prodotti caseari) e vegetariano. Mentre gli uomini appartenenti al gruppo “prudente” avevano maggior numero di spermatozoi, inferiori livelli di estradiolo e più alta concentrazione di globulina legante l’ormone sessuale, quelli del gruppo occidentale avevano minori livelli di inibina B e alte concentrazioni di testosterone libero. Anche se non dimostra una casualità tra dieta e spermatozoi, lo studio si aggiunge alle diverse pubblicazioni che ne mostrano il legame, confermato inoltre da revisioni sistematiche. Questo legame potrebbe essere spiegato dalla correlazione tra alti livelli di specie reattive all’ossigeno con i maggiori danni al DNA degli spermatozoi e la loro minore mobilità. In questo caso come indicato da Albert Salas-Huetos, della University of Utah, negli Stati Uniti, gli antiossidanti e alcuni nutrienti possono essere d’aiuto. Inoltre, è da considerare il possibile impatto sul DNA a lungo termine. “La salute riproduttiva è un barometro della salute generale e dovrebbe essere presa sul serio, non solo per la vostra salute e la vostra capacità di concepire, ma potenzialmente per la salute dei vostri bambini” conclude Natan Bar Chama, direttore della medicina riproduttiva maschile e chirurgia del Mount Sinai, negli Stati Uniti.

ESHRE 2019

 

L’IMPORTANZA DELL’ALLATTAMENTO ESCLUSIVO AL SENO

Se l’allattamento al seno venisse prolungato secondo le linee guida dell’OMS, si potrebbe ottenere un risparmio di costi sanitari e una prevenzione di morti premature e malattie.

Le raccomandazioni dll’OMS sono di allattare il bambino esclusivamente al seno per i primi 6 mesi di vita e di nutrirlo con una dieta a base di latte materno fino ai 2 anni.

L’allattamento a seno può aiutare a prevenire diarrea e polmonite, le 2 cause principali di morte infantile, e protegge le madri dal cancro al seno e alle ovaie.

A livello mondiale però solo il 40% dei bambini al di sotto dei sei mesi, vengono allattati esclusivamente al seno.

I fattori che ostacolano l’allattamento al seno vanno dalla mancanza di strutture, alle difficoltà legate ai ritmi di lavoro, alla spinta commerciale verso il latte artificiale, allo stigma che colpisce ancora molte donne che allattano in pubblico.

Spetta noi operatori sanitari promuovere e divulgare la cultura del latte a Km 0!!!

DIETA CHETOGENICA E ALZHEIMER

Investigatori della Johns Hopkins University School of Medicine of Baltimora hanno scoperto che quando gli anziani con decadimento cognitivo lieve (MCI) hanno cambiato la loro dieta con una DIETA CHETOGENICA a basso contenuto di carboidrati, hanno avuto un modesto miglioramento della memoria cosa che nessun farmaco fino ad ora è riuscito a realizzare.

Il cervello normalmente utilizza il glucosio come combustibile primario, tuttavia per le persone con Alzheimer (AD), in fase iniziale, la capacità di metabolizzare il glucosio è faticosa.

Risultati preliminari hanno stabilito che cambiando le abitudini alimentari di individui che hanno MCI o AD in fase iniziale con una DIETA CHETOGENICA ricca di grassi e povera di zuccheri e amidi, il cervello e il corpo iniziano ad usare i CHETONI prodotti durante la metabolizzazione del grasso come fonte alternativa di energia.

Confrontando i risultati dei test sulla memoria a breve termine nei pazienti a dieta chetogenica, si è evidenziato un miglioramento di un paio di punti rispetto ai pazienti ai quali non c’è stata una restrizione di carboidrati.

Ulteriori evidenze scientifiche sono necessarie per la conferma di questi risultati.

 

BEVANDE ZUCCHERATE E CANCRO, ANCORA UN’EVIDENZA

(Reuthers Health) – Il consumo di bevande zuccherate è cresciuto in tutto il mondo negli ultimi decenni ed è legato all’obesità che, di per sé, aumenta il rischio di cancro.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di limitare il consumo di zucchero a meno del 10% del loro apporto energetico totale, ma, allo stesso tempo, afferma anche che un’ulteriore riduzione a meno del 5%, circa 25 grammi al giorno, sarebbe più salutare. Il British Medical Journal, ha pubblicato uno studio francese che accende i riflettori sul consumo di bevande zuccherate e sviluppo di neoplasie.

Questo studio ha analizzato i dati relativi a 101.257 adulti francesi – 21%uomini e 79% donne – valutandone il consumo di bevande zuccherate. I partecipanti sono stati seguiti per un massimo di 9 anni, tra il 2009 e il 2018, per stimare il rischio di sviluppare tutti i tipi di tumore e alcune forme specifiche come il tumore della mammella, del colon e della prostata.

I risultati hanno mostrato che un aumento di 100 ml al giorno nel consumo di bevande zuccherate era associato ad un rischio aumentato del 18% di cancro in generale, e del 22% di tumore alla mammella.

Quando i soggetti sono stati divisi tra consumatori di succhi di frutta e consumatori di altre bevande dolci, entrambi i gruppi hanno presentato un rischio superiore di cancro in generale.

Per il tumore alla prostata e per quello colorettale non è stato riscontrato alcun legame, ma i ricercatori hanno affermato che ciò potrebbe essere avvenuto perché il numero di casi di questi tumori tra i partecipanti allo studio, era limitato.

“Anche se questo studio non offre una risposta definitiva di nesso causale tra zucchero e cancro, si aggiunge al quadro generale di evidenza contro lo zucchero”, dice Amelia Lake, esperta di alimentazione per salute pubblica presso la britannica Teesside University, “Ridurre il quantitativo di zucchero nella dieta è estremamente importante”.

 

 

Fonte: BMJ

Gareth Jones

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Nutri&Previeni)

ORMONI BIOIDENTICI IN MENOPAUSA

Sono estratti da piante come la soia e l’igname ed hanno una struttura chimica identica agli ormoni prodotti dal nostro corpo, essendo identici ai nostri ormoni vengono riconosciuti come propri e quindi funzionano come se il nostro corpo li avesse prodotti da solo. Inoltre un altro grande vantaggio è che la loro combinazione può essere studiata su misura per ogni singola paziente, la personalizzazione è un vantaggio immenso anche in termini di risultato ottenuto.
Ovvio che ancora una volta il benessere è però il frutto di diversi fattori combinati. Lo stile di vita influenza il nostro invecchiamento in maniera significativa.
In particolare la alimentazione ha un ruolo determinante. Le donne giapponesi dell’isola di Okinawa si nutrono di pesce crostacei e non consumano latte vaccino e questo ha determinato una netta riduzione dei casi di tumori ormonodipendenti e di malattie cardiovascolari, a conferma dell’influenza della alimentazione sulle malattie.
Molte sono inoltre le ricerche che dimostrano l’importanza della integrazione con minerali e vitamine per la salute in generale e per la densità ossea, questo in relazione all’impoverimento dei cibi: a fronte della abbondanza si ha un netto calo della qualità e quindi del potere nutrizionale. Inoltre con l’invecchiamento l’apparato digerente perde efficienza e non riesce a scomporre e assimilare le sostanze nutritive dal cibo assunto quotidianamente e ciò è dovuto ai cambiamenti ormonali. L’assorbimento dei micro e dei micronutrienti è quindi dipendente da diversi cofattori che lavorano in sinergia.
Salvia, agnocasto, dioscorea, cimicifuga sono piante che funzionano molto bene per ridurre le vampate e gli altri sintomi della menopausa ma con evidenze diverse in ogni singola paziente proprio in relazione ai suddetti cofattori che ne influenzano l’assorbimento.
Da ciò si evince quanto sia importante curare la persona nel suo complesso cioè nel suo insieme di organi e funzioni :alimentazione, qualità del sonno, stato di stress, regolarità del sonno, stato di idratazione, attività fisica condizionano in maniera significativa lo stato di salute.
Nella sfida a far sì che il corpo ritrovi l’equilibrio naturale gli ORMONI BIOIDENTICI si collocano perfettamente: estradiolo, progesterone, dhea, pregnenolone, estriolo ecc possono essere proposti efficacemente in terapia con l’esatto dosaggio e le opportune proporzioni in modo personalizzato e studiato su ogni singola paziente. Ed è proprio il loro equilibrio a fare la differenza perché ogni funzione del nostro corpo dalla attività energetica a quella intellettuale, all’umore al metabolismo dipende dagli ormoni
Oggi le donne sono sempre più informate e consapevoli e richiedono soluzioni naturali per stare bene.
Come donna sto sperimentando l’esperienza degli ormoni bioidentici e posso assicurarvi che il mio percorso è condivisibile da tutte voi.

L’ELISIR DI LUNGA VITA E’ NEI BATTERI INTESTINALI

Non sarà il segreto per vivere una vita eterna, ma più lunga si. La partita anti-invecchiamento si gioca nel microbiota intestinale: uno studio condotto dal Babraham Institute, di Cambridge (GB), e pubblicato su Nature Communications, ha dimostrato che trapiantando i batteri intestinale di topolini giovani nella pancia di topolini anziani, il sistema immunitario di questi ultimi ringiovanisce

“il microbiota intestinale è fatto di centinaia di tipi diversi di batteri” – spiega il primo autore del lavoro Marisa Stebegg – “essenziali per la nostra salute con un ruolo chiave nel nostro metabolismo, nella funzione cerebrale, e nella risposta immunitaria”. Con l’età il microbiota si modifica a scapito di specie vantaggiose per la salute e così pure la funzione immunitaria, che si indebolisce lasciando gli anziani più esposti a malattie.

Gli esperti hanno visto che trapiantando il microbiota intestinale di topini giovani nella pancia di animali anziani, la funzione immunitaria di questi ultimi ringiovanisce, in particolare dimostrano segni di ringiovanimento le cosiddette “placche di Peyer”, dei santuari immunitari intestinali. Questo risultato suggerisce che modifiche controllate del microbiota con terapie ad hoc, un giorno potrebbero aiutare a mantenersi giovani.

 

Tratto da: MEDICINA 10 giugno 2019

MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE: UN MILIONE DI NUOVI CASI AL GIORNO NEL MONDO. IL DOSSIER OMS

11 giugno – Pubblicata on line sul Bollettino dell’Organizzazione mondiale della Sanità una ricerca che mostra che tra uomini e donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni, nel 2016 c’erano 127 milioni di nuovi casi clamidia, 87 milioni di gonorrea, 6,3 milioni di sifilide e 156 milioni di tricomoniasi. La sola sifilide ha provocato nel 2016 circa 200.000 morti neonatali, rendendola una delle principali cause di perdita del bambino a livello globale. LA RICERCA OMS – STRATEGIA GLOBALE SULLE INFEZIONI SESSUALMENTE TRASMISSIBILI 2016-2021.

Oms: ogni giorno, ci sono oltre 1 milione di casi di malattie sessualmente trasmissibili curabili (IST) tra le persone di età compresa tra i 15 e i 49 anni. Ciò equivale a oltre 376 milioni di nuovi casi ogni anno soprattutto di quattro infezioni: clamidia, gonorrea, tricomoniasi e sifilide.

Pubblicata on line sul Bollettino dell’Organizzazione mondiale della Sanità la ricerca che mostra che tra uomini e donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni, nel 2016 c’erano 127 milioni di nuovi casi clamidia, 87 milioni di gonorrea, 6,3 milioni di sifilide e 156 milioni di tricomoniasi.

I sintomi di una IST possono includere lesioni genitali, perdite uretrali o vaginali, dolore durante la minzione, e nelle donne, sanguinamento tra i periodi. Tuttavia, la maggior parte dei casi è asintomatica, il che significa che le persone potrebbero non essere consapevoli prima del test.

Queste infezioni sessualmente trasmesse hanno un profondo impatto sulla salute di adulti e bambini in tutto il mondo: se non trattati possono portare ad effetti gravi e cronici sulla salute che includono malattie neurologiche e cardiovascolari, sterilità. gravidanza extrauterina, nati morti e aumento del rischio di HIV. Sono anche associate a livelli significativi di stigma e violenza domestica.

La sola sifilide ha provocato nel 2016 circa 200.000 morti neonatali, rendendola una delle principali cause di perdita del bambino a livello globale. Dal 2012, non c’è stata alcuna diminuzione sostanziale né delle percentuali di infezioni nuove, né esistenti. In media, circa 1 persona su 25 ha almeno una di queste infezioni sessualmente trasmissibili, secondo alcune cifre, con la presenza di alcune infezioni multiple allo stesso tempo.

Le IST si sono diffuse prevalentemente attraverso il contatto sessuale non protetto, compreso il sesso vaginale, anale e orale. Alcuni ceppi – compresi la clamidia, la gonorrea e la sifilide – possono anche essere trasmesse anche durante la gravidanza e il parto, o, nel caso della sifilide attraverso il contatto con sangue o prodotti ematici infetti e uso di droghe per via iniettiva.

Le IST sono prevenibili attraverso pratiche sessuali sicure, compreso l’uso corretto e coerente del condom e l’educazione alla salute sessuale. Test e trattamenti tempestivi e accessibili, sono fondamentali per ridurre il loro onere a livello globale, insieme agli sforzi per incoraggiare le persone sessualmente attive a sottoporsi a screening mirati. L’OMS raccomanda inoltre che le donne in gravidanza siano sistematicamente sottoposte a screening per la sifilide e l’HIV.

GRAVIDANZA: la ginnastica in acqua aiuta

L’attività fisica effettuata in acqua può essere di grande aiuto per le donne in gravidanza. In ambiente acquatico infatti si è in assenza di gravità. Un recente studio pubblicato sul Journal of Obstetric, Gynecologic & Neonatal Nursing – risposta il sito www.inabottle.it – ha dimostrato che le mamme in dolce attesa che hanno svolto esercizi acquatici dalla ventesima alla trentasettesima settimana di gestazione avevano quasi 13 volte più probabilità di avere un perineo intatto dopo il parto.

I ricercatori dell’ospedale universitario San Cecilio di Granada, guidati dall’ostetrica Raquel Rodrguez Blanque, hanno voluto approfondire in che modo l’aerobica in acqua aiuti a rafforzare il perineo e i muscoli maggiormente stressati durante il travaglio.

Per lo studio sono state confrontate 65 donne incinte che hanno preso parte ad un programma di “esercizio acquatico”, consistente in 45 minuti di attività aerobica tre volte alla settimana, e 64 neomamme in dolce attesa che non svolgevano alcuna attività motoria. Dopo il parto, i ricercatori hanno scoperto che le donne che si esercitavano in acqua durante la gravidanza avevano 12,5 volte in più la possibilità di avere un perineo intatto rispetto alle altre.

Inoltre è emerso che l’85,9% di coloro che non hanno completato il programma acquatico ha usato analgesici durante il travaglio, rispetto al 73,2% di coloro che hanno fatto esercizi in acqua. I ricercatori sperano che il loro studio porti ad includere esercizi in acqua nelle linee guida da seguire per le donne in maternità.